fonte www.altrapenna.info
Oggi nel nostro paese, tra le tante proteste esistenti, la meno evidente, meno sentita, eppure legittima e necessaria,è quella che migliaia di musicisti professionisti e studenti portano avanti da molto tempo. In Italia sta passando in sordina il problema della “morte†della musica e della cultura musicale, ma è un funerale che si sta celebrando già da molto tempo; eppure la musica è vita, la musica è anima e sentimento, la musica è cultura, la musica non può essere questione secondaria in un paese che tanto ha dato nei secoli scorsi a questa forma d’arte.
I disagi e il cattivo funzionamento di questo settore colpiscono tutto un sistema, a cominciare dalla scuola, che per eccellenza forma i musicisti: il conservatorio, dove chi si applica nell’apprendimento dell’arte dei suoni incontra ostacoli sempre maggiori sul suo percorso, fino ai “piani altiâ€, dove i musicisti professionisti, con contratti a tempo indeterminato nei grandi teatri d’Italia,non possono svolgere serenamente il proprio lavoro,a causa dei continui tagli ai fondi per lo spettacolo,e alle scellerate gestioni di teatri,enti,e associazioni,da parte di sovrintendenze,che il più delle volte hanno poco a che vedere con l’arte. Negli ultimi anni nei conservatori italiani, si è assistito a proteste, occupazioni, manifestazioni,assemblee. Fenomeni mai accaduti in una scuola da sempre considerata speciale,e fuori dalla norma, portatori quindi a maggior ragione di problemi importanti.
Un motivo per tutti, grave e a dir poco disonorevole per lo stato italiano: il DM 509/99, che ha riformato l’Università dandole l’odierno volto del 3+2, è stato forzatamente applicato anche ai conservatori.
Una riforma fin troppo tollerata, che davvero applaudita e metabolizzata.
Innanzitutto il primo problema che si è venuto a creare è di natura logistica e pratica: è molto difficile paragonare a 5,7,8,10 anni di studio (durate dei corsi tradizionali dei vari strumenti), di
competenze tecniche e conoscenze, a 3 anni di accozzaglie di corsi , che tolgono molta energia allo studio strumentale in una corsa al raggiungimento dei crediti necessari.
Se pur si vuole sorvolare queste considerazioni, accumulabili alle altre vergognose scemenze di tutta la scuola italiana, il problema vero si presenta successivamente: ebbene, lo stato, dopo aver preteso la compressione indegna degli anni di studio in conservatorio per trasformare il diploma accademico dei corsi tradizionali in laurea comparabile a livello internazionale, ora non ufficializza i titoli accademici.
Per dirla in parole povere: gli studenti pagano onerose tasse universitarie per questi famosi corsi 3 + 2 di qualsiasi strumento , in cambio solo di confusione e dubbi, poiché la fretta che è stata messa dallo Stato ha generato solo caos nell’organizzazione dei corsi, e ricevono un titolo che in sede di concorso pubblico può essere “interpretabileâ€, cioè può non venire riconosciuto, poiché sperimentale.
Eppure ogni anno centinaia e centinaia di ragazzi continuano ad iscriversi ai 54 conservatori e ai circa 20 istituti pareggiati italiani, deputati a formare i professionisti di domani; i quali però,in larga parte,non praticheranno mai il lavoro per cui sono stati preparati,o perlomeno non in maniera esclusiva e continuativa. Più probabile che lo facciano al di fuori dei nostri confini, considerando che al momento il nostro mercato occupazionale non è in grado di assorbirli tutti, né tantomeno, il che è più grave,interessato a farlo. Quindi si continuano a “sfornare†figure professionali per posti di lavoro del tutto inesistenti.
Per quanto riguarda invece le migliaia di dipendenti italiani dei 13 enti lirici della Penisola, le assunzioni a tempo indeterminato nel settore sono statebloccate, e c’è un susseguirsi di audizioni farsa con il solo scopo di prendere sovvenzioni statali,per poter garantire la â€vita†minima del teatro stesso; è dal 2005 che i professionisti dei principali teatri italiani, ciclicamente scendono in agitazione per portare a conoscenza la propria situazione di crescente precarietà in un contesto di anonimato,visto che i principali mezzi d’informazione sembrano non interessarsi , e snobbare l’argomento. Le attuali classi dirigenti poi fanno il resto,dimostrando nella concretezza un assoluto disimpegno verso la richiesta d’aiuto che da anni ormai viene “urlata†dalla cultura italiana.
È di stretta attualità la notizia,che la regione Friuli Venezia-Giulia sta togliendo in modo definitivo
i fondi per la propria orchestra regionale. La conseguenza è che tutti i professori d’orchestra si vedranno senza un lavoro entro pochi mesi, e in questi giorni sono costretti a sensibilizzare l’opinione pubblica con presìdi e assemblee nelle piazze di Udine, tra l’indifferenza dei media e della carta stampata.
Ma come si sa la cultura nel nostro paese non porta voti, o più correttamente televoti, non alza lo share, e richiede una volontà , un impegno, e una curiosità che vanno oltre l’interesse dimostrato dall’italico popolo per l’intero campionato di calcio.
Quanta amarezza per me che sono musicista nel vivere in questa realtà .
Il lavoro del musicista è cosa assai ardua. Non basta lo studio, non basta la pratica, a volte non basta nemmeno la fortuna: sono soltanto 5000 i posti stabili per i musicisti italiani, e sono messi anche in discussione; e pensare che ci sono moltissimi e valenti aspiranti musicisti , e quanti musicisti stranieri altrettanto bravi vengono nel nostro paese per studiare e lavorare.
E le risposte che sono giunte dai ministri , susseguitisi nelle varie legislature, agli studenti seguono il filone di questa: “Non dovete pensare di studiare per ricoprire i posti più ambitiâ€: dovete anche accontentarvi del resto, come per esempio di insegnare nelle scuole medieâ€.
Come a dire che impegnarsi tanto è assolutamente inutile. Fosse poi facile insegnare nelle scuole medie, dato che non bastano più il diploma accademico e il biennio di “didattica†per insegnare, ma lo Stato ha scelto di introdurre anche dei corsi accademici e di conseguenza concorsi pubblici indetti a cadenze irregolari e sporadiche, per essere abilitati all’insegnamento. Di conseguenza la vita da studente si è allungata in modo eccessivo, ed è un altro dei motivi per cui nei conservatori si protesta. Non per togliere nulla alle scuole medie e ai loro studenti, ma chi studia per una vita intera una professione, vorrebbe quanto meno avere la possibilità di esercitarla in campo; la professione che si studia nei conservatori è quella di un orchestrale, di un concertista, di un corista, di un solista, di un operista, non quella di insegnante delle medie.
Insegnare nei conservatori poi è impensabile, perché oltre ai titoli accademici, bisogna avere anche i titoli artistici per entrare in graduatoria: bisogna diventare prima orchestrali, coristi, concertisti, o operisti.
E la situazione lavorativa rimane sempre quella del precariato.
Chi ha il desiderio di diventare musicista professionista, rischia di doverlo chiudere a chiave nel cassetto: non solo non si riesce ad ottenere un lavoro decente dopo anni e anni di sacrifici e studio ; non solo in una minima percentuale di casi, una volta ottenuto faticosamente e fortunatamente questo lavoro, ci sono poi seri problemi a mantenerlo; ma lo Stato impedisce anche solo di compiere un percorso di studi serenamente e di ottenere almeno un titolo alla pari degli altri paesi europei, almeno per essere dei fruitori consapevoli della musica.
È un Paese che nella vita reale uccide i sogni questo, o almeno lo sta diventando.
Il messaggio finale però è quello di non perdere del tutto le speranze e di lottare per risvegliare le coscienze per “risorgere†in un nuovo rinascimento culturale: la musica è vita.
di Giacomo Gradozzi

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